La torre di Babele

Durante una lezione di approfondimento della canonizzazione del testo biblico e quindi del modello “canonico” da seguire, quali libri inserire e quali no...beh ho scoperto questa frase interessante di Goethe:”Chi non conosce le lingue straniere non sa nient

e della propria”.


Non potrei essere piu’ d’accordo perche’ conocere una lingua straniera ti da’ la possibilita di uscire dalla tua lingua madre e di guardarla dall’esterno, osservarla dal di fuori. La prospettiva cambia completamente.


Come non pensare alla Torre di Babele, epoca in cui gli uomini parlavano tutti la stessa lingua finche’ Dio non creo’ scompiglio tra le genti facendo in modo che parlassero lingue diverse e non si capissero più impedendo che la costruzione della torre venisse portata a termine.





«Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.» (Gen. 11, 1-9)





Ma chi ha costruito la Torre di Babele? Al tempo di Dante la risposta sarebbe stata: Nimrod nonostante la genesi non gli attribuisce alcuna paternita’. Dante invece ne La Divina Commedia incolpa esplicitamente Nimrod (che egli chiama Nembrot) di aver causato la confusione delle lingue. Per esemplare contrappasso, Nembrot è punito con l'impossibilità di comunicare, parlando un linguaggio comprensibile solo a lui, e non potendo comprenderne altri. Il poeta, inoltre, fa di Nembrot un gigante (celebre il paragone fra la sua testa e la Pigna di San Pietro in Vaticano scultura alta 4 metri), secondo la versione biblica dei Settanta.


Mi sono incuriosita e ho continuato a cercare aforismi e frasi sulle lingue straniere, tema a me molto caro vista la mia passione per tale materia che continuo a coltivare. Un’ altra frase rilevante e’ quella di Corrado Augias (2007):”Un giovane che voglia avere davanti a sé una ragionevole porzione di futuro dovrebbe dominare (dico "dominare", non balbettare) almeno tre livelli linguistici: il dialetto locale, quando c'è; la lingua nazionale; una lingua straniera”.Beh, con me sfonda una porta aperta considerando che anche mio marito israeliano conosce un po’ del mio dialetto! E non ho ancora trovato una spiegazione per coloro che scrivono ormai tutto in inglese...innalza l’indice di popolarita’sui social???


Prima di arrivare a Milan Kundera 1986 vi invito a leggere quanto scriveva Nietzsche nel 1878, e’ importante leggere fino alla fine...per capire come venivano interpretati alcuni concetti 1 secolo e mezzo addietro.





L’imparare molte lingue riempie la memoria di parole invece che di fatti e di pensieri, mentre la memoria è un serbatoio che in ogni individuo può ricevere solo una certa limitati massa di contenuto. Poi, l’imparare molte lingue nuoce in quante produce l’illusione di una grande versatilità ed effettivamente conferisce anche un certo ingannevole prestigio nei rapporti con gli altri nuoce poi anche indirettamente, perché ostacola l’acquisizione di cognizioni solide e l’intenzione di meritarsi la stima degli uomini in maniera onesta. È infine l’ascia che viene posta alla radice di un più fine senso della lingua nella favella materna: esso viene in tal modo irreparabilmente danneggiato, rovinato. Entrambi i popoli che hanno prodotto i maggiori stilisti, Greci e Francesi, non imparavano lingue straniere. Ma, poiché i rapporti fra gli uomini sono destinati a diventare sempre più cosmopolitici, e per esempio un commerciante di Londra che si rispetti deve già oggi farsi capire per iscritto e a voce in otto lingue, l’imparare molte lingue è in verità un male necessario che però alla fine, spinto all'estremo, costringerà l’umanità a trovare un rimedio; e in qualche lontano futuro ci sarà per tutti, prima come lingua del commercio, poi come lingua delle relazioni intellettuali in genere, una nuova lingua, così certamente come un giorno ci sarà la navigazione aerea. A che scopo altrimenti la glottologia avrebbe studiato per un secolo le leggi della lingua e valutato ciò che in ogni singola lingua è necessario, pregevole e riuscito?


Kundera nel 1986 scrive una grande verita’, non sapevo ci avesse pensato anche lui....davvero, e’ una cosa che mi torna spesso in mente:”In una lingua straniera si usano le parole oscene ma non le si sente come tali. La parola oscena, pronunciata con un accento straniero, diventa comica. Difficoltà di essere osceni con una donna straniera. Oscenità: la radice più profonda che ci avvince alla nostra patria.

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