Sodoma e Gomorra


Penso di meritare un rimprovero per la mia latitanza ma questo non vuol dire che non vi abbia pensato e ora che siamo in alta stagione sono sempre in vostra compagnia! Ho appena sentito in tv che il 9.11.19 a Tel Aviv ci sarà il concerto di Eros Ramazzotti, non si sa mai qualcuno fosse interessato.

Dopo il mio classico periodo estivo a Vasto, la mia casa dolce casa, sono rientrata al lavoro a pieno ritmo e da allora ho conosciuto tante piacevoli persone che condividono con me le foto dei loro weekend fuori ed esperienze personali!

In Israele oggi finalmente sono finite tutte le feste che iniziano col Capodanno ebraico e finiscono con la festa di Sukot, la festa delle Capanne. Le feste sono una ghiotta occasione per andare in vacanza perche le scuole chiudono per troppi giorni, collegando i weekend si sprecano meno giorni di ferie e questo lungo periodo non sembra infinito!

Ricordate sempre di consultare il calendario delle feste ebraiche prima di programmare un viaggio in Israele perche' che ne sono diverse in date che non vi aspettate!

Da diversi giorni penso a come potervi spiegare il concetto dell’OSPITALITA’ dello straniero e siccome oggi mi trovo vicina a quelle che erano considerate in passato le città di Sodoma e Gomorra (Amora' in ebraico) credo che sia opportuno dedicare un pensiero al brano che potete leggere in Genesi 19. Siamo a sud del Mar Morto in un ambiente arido, la perfetta scenografia per il racconto che vi apprestate a leggere e che riassumo qui brevemente. Premetto che Gomorra viene usato come sinonimo di corruzione e decadimento morale e umano e ora capirete il perche'.

Abramo aveva un nipote di nome Lot, che andò a Sodoma. A quel tempo Sodoma era considerata una città confortevole, sofisticata e moderna, e Lot pensò fosse un posto migliore in cui far crescere la propria famiglia che fuori nelle pianure, con Abramo, che era un nomade. Sfortunatamente, la città era anche piena di malvagità e così Dio disse ad Abramo che presto l’avrebbe distrutta. Vennero mandati due angeli a valutare la situazione di Sodoma e, quando Lot li vide nella piazza della città, li invitò a casa sua a cenare e ad alloggiare. Non capì che erano angeli. Sentiva, comunque, di avere la responsabilità di essere ospitale con gli stranieri perché ricordava di essere stato straniero lui stesso.

Quella sera, quando gli abitanti seppero che Lot aveva dato ospitalità a due stranieri, tutti si radunarono alla sua porta. Chiesero a Lot di lasciar andare i due uomini per poterli “conoscere” (Genesi 19:5) (il termine ebraico che traduce “conoscere” è usato a volte nelle Scritture per significare un rapporto sessuale, e dato il contesto del passaggio, questo probabilmente è il significato che ha qui). Lot supplicò i suoi vicini di non fare una cosa così malvagia. Con un atto spregevole, offrì loro le sue figlie vergini, ma gli uomini persistevano. Infine, gli angeli colpirono tutti loro con la cecità e avvisarono Lot e la sua famiglia di abbandonare la città perché Dio l’avrebbe distrutta presto a causa della sua malvagità. Subito il giorno seguente scese un fuoco dal cielo che distrusse la città e tutti i suoi abitanti.

Ci sono molte posizioni contrastanti in merito e se fin dal Medioevo molti teologi cristiani hanno visto in questa storia una totale condanna dell’omosessualità tramandando l’idea che Sodoma fosse stata distrutta per la sua malvagità sessuale e che la prova di questa cattiveria fosse il desiderio dei suoi abitanti di fare sesso omosessuale, bisogna analizzare anche i riferimenti a Sodoma contenuti nel Vecchio Testamento dove non si afferma mai che l’omosessualità ne fosse il peccato. Uno dei più ampi riferimenti a Sodoma si trova in Ezechiele, che dice: “Ecco, questa fu l’iniquità di Sodoma, tua sorella: lei e le sue figlie vivevano nell’orgoglio, nell’abbondanza del pane, e nell’ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell’afflitto e del povero. Erano altezzose, e commettevano abominazioni nel mio cospetto; perciò le feci sparire, quando vidi ciò” (Ezechiele 16:49-50). È chiaro da questo passaggio (e da altri simili) che l’abominio di Sodoma, secondo i profeti dell’Antico Testamento, era che essa si comportava con indifferenza insensibile verso i deboli e vulnerabili: i poveri, gli orfani, le vedove e gli stranieri in mezzo a loro.

A sostegno di questa tesi aggiungo inoltre quanto emerge da prove archeologiche: era una pratica comune per i soldati nel Vicino Oriente usare violenza omosessuale come modo di umiliare i nemici. Quando i soldati vittoriosi volevano spezzare lo spirito dei loro nemici sconfitti, li avrebbero “trattati come donne” stuprandoli. Questa pratica non era dettata dal desiderio sessuale, ma dalla brutalità e dall’odio contro i nemici.

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